Quasi 800 km e 16000 metri di dislivello, attraversando il deserto di Tabernas, nel cuore dell'Andalusia, in Spagna.
Lungo un percorso no-stop, in modalità unsupported, pedalando in Gravel.
Questo e molto altro ha un nome: Badlands.

Da anni è il punto di riferimento, in Europa, del mondo Gravel, autentico traino per nuovi eventi in via di sviluppo e per il panorama offroad.

In questa stagione ho avuto la fortuna di allenare Javier Barrionuevo: amico, collaboratore e, soprattutto, tra i partecipanti a questa gara estrema.
Insieme abbiamo pianificato il viaggio, le tappe, le soste, dopo una preparazione mirata, compatibile con i suoi tempi ristretti, da dedicare all'allenamento.

In questo post non troverai come siamo arrivati a far sì che Javi riuscisse a terminare la Badlands, dopo un lungo periodo di scarsa costanza ed inattività, durato 10 anni; ma credo che, dopo averlo letto, capirai i motivi per cui, senza l'assillo del riscontro cronometrico, sia arrivato al traguardo motivato e determinato a non fermarsi al primo obiettivo raggiunto.

Leggi il suo racconto.
Ti anticipo già che sarà davvero interessante.

Anzi, direi...una "figata!"




Primer día
Ore 07:30 Granada.
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Fa freschino e arriva l’annunciato brutto tempo: l’organizzazione conferma il safety track, che aggira alcuni tratti di “Ramblas”, i letti dei fiumi nei deserti di Gorafe e Tabernas.
Qui è tutto un susseguirsi di argilla e non si scherza, da non credere.

Si parte con calma sulle le rampe del Sacromonte e la Sierra di Huetor, una meraviglia e, dopo un bel po’, arrivano le prime viste sulle BADLANDS.
Una liberazione. Acqua, freddo, vento per qualche ora, ma si va avanti senza troppe soste (solo un bocata de Lomo per adesso).
Sto mangiando come programmato, sembro uno che fa il Tour a forza di Gel e Caramelle Beta Fuel ( grazie Omar) e penso che più mangio e più leggera diventerà la bici, e mi rallegro.



A Gorafe un vento freddo contro pazzesco mi provoca i primi cedimenti mentali, quindi arrivano le rampe del Mirador del Fin del Mundo.
Queste fanno parlare il mio povero ginocchio, pazienza, inizio il deserto di Gorafe con una gamba sola.
Sono nel nulla, con una vegetazione impossibile, immerso in un paesaggio da Far West: una bellezza selvaggia e antica, un luogo davvero potente, sono così gasato che il ginocchio sembra non si lamenti più, allora procedo su strade perfette per la gravel, discese tecniche e poi finalmente Dehesas de Guadix dove fare sosta e due chiacchiere con qualche compagno temporaneo.



Smette di piovere, approfitto per riempire tutto, mettere la Santa crema in quello strato sottile e vitale :).
Porto pazienza e riparto. Avevo pensato di fermarmi qui a dormire ( km 166) ma non c’è granché ed è relativamente presto, quindi avanti, salgo, ma si va molto più piano di quello che pensavo perchè il terreno non è mai banale.
Verso la cima arriva la nebbia, poi la notte, attacco le luci: che bellezza essere soli nella frizzante notte ad attraversare questa montagna!
Mi faccio un segno della croce prima di scendere, sperando di vedere i sassi e mi attacco ad altri due.



Insieme facciamo l’ultimo pezzo fino a Hinojares, paese maledettamente nascosto, infatti non ne ho visto le luci fino a poco prima di entrarci.
Trovo un posto da mangiare per bene, sono le 22:30 e chiedo a Señora Pilar se, visto che si ha ripreso a piovere, mi trova un posto per dormire.
Santa donna!
A niente mi procura una stanza con Jacuzzi. La giornata è stata lunga, ma a mezzanotte “ho già“ mangiato, mi sono lavato, allungato, ho integrato e sistemato bici e borse, oltre ad aver scritto un telegrafico messaggio a casa: "sopravvissuto", poi...sono letteralmente svenuto.

Mr. Wahoo dice 200 km, 4200 D+ e circa 12 ore, non proprio come avevo calcolato ma il primo obiettivo è stato raggiunto.


Segundo día
Ore 06:30 Hinojares

Dopo ieri è meglio riprendersi bene.
La señora Pilar ha preparato una gran bella colazione alle 07:00 e quindi faccio il carico di carboidrati.
La partenza valida è alle ore 07:30, proprio mentre la traccia svanisce da Mr. Wahoo...pazienza.
Mentre pedalo cerco di ricollegare il tutto e finisco per attaccarmi a due che mi passano, finchè la traccia non torna.

Che fatica ripartire, ho un ginocchio in sciopero e capisco profondamente perché il cardio, quando sei cotto, non è di grande aiuto come mi diceva Davide.

Dopo circa due ore e non mi scaldo decido di far pausa, vado a salutare Artur e visitare la sua Cueva.



Chi è Artur? Boh, mai visto prima. ma è un amico di un mio amico, mi racconta che qui la gente scavava la terra per costruirsi le case: è tutto un capolavoro.

Il cielo mi dona una visita guidata, condita da un bel caffè con dolcetto, e soprattutto il calore che mi mancava: ritornerò per fare qualche giorno in futuro.

Riparto dopo un’ora, anche perchè se gli altri dovessero venire a sapere che sono in modalità turista, beh, non so se mi parlerebbero ancora.
Dopo altri due ore arrivo a Gor, direttamente in farmacia e firmo subito un accordo col signor Diclofenaco, affinchè faccia un miracolo per il mio ginocchio ed addirittura esce il sole: ha esagerato!

Arriva il momento della pausa pranzo, questa volta sì di 30 minuti; carico di tutto, non ci sarà acqua ne cibo da comprare per 120 km da adesso.



Salgo poi a la Sierra de Filabres, la salita più lunga di tutto il percorso, che arriva all’osservatorio di Calar Alto, il punto più alto della Badlands. È infinita, ma mi sento meglio, riesco anche a mettermi in piedi finalmente, sempre meglio, bello cotto ma meglio, da non credere.
Sono prudente e vado sereno fino in cima, per 5 ore di salita, senza vedere mai l’arrivo, sempre più in là, sempre più in alto.

Una pausa in cima e via in discesa su asfalto, apprezzatissima perché lunghissima (a bomba), in fondo non lo avrei mai detto ma ne ho pieni i coglioni ╩ di scendere, penso siano stati 30 km fino a Gergal, seppur divertenti perchè vissuti insieme a due ragazzi di Almeria.

Questo era il punto d’arrivo programmato per il secondo giorno, in modo di affrontare il deserto di Tabernas fresco l'indomani, come programmato con Davide, però…
sono “solo” le 18:00 e sto bene, così in piazza trovo un bel bar e ordino da mangiare qualcosa.
Inoltre trovo Guillermo, madrileño trasferito a Boston, un po’ in difficoltà con un copertone, così lo aiuto, sistemandoglielo alla meglio e sperando che tenga (fino ad Almeria non ci sarà nulla per cambiarlo) e parlando, parlando e ancora parlando, mi convince di arrivare a Tabernas.

Dovrebbero essere “solo” altre 4 ore, e lui avrebbe già un posto da dormire, quindi mi dico: "ottimo Javier".

Tratto fotonico, paesaggio da film ed infatti Sergio Leone ne ha girato più di uno qui.
Li vedevo da piccolo con mio zio Emilio ( forse l’unico ciclista in famiglia prima di mio papa e me).
[Anche Conan il barbaro lo hanno girato qui].

I colori sono irrepetibili e c'è un bellissimo tramonto che anticipa il buio. Alle 22:30 si arriva a Tabernas City, città senza legge. Sto bene, stanco, ma il ginocchio sta meglio, servivano un pò calore e coraggio evidentemente.



Wahoo oggi dice "altri 200 km con 3300 D+ circa, in assai ore".


Tercer día
Ore 06:00 Tabernas

Parto presto, bar chiusi, ne trovo aperto uno che ha qualche dolcetto, ma accelero, perchè l’idea è di arrivare entro le 20:00 ad Almeria, prima che chiuda il negozio.
Dobbiamo infatti far sistemare la ruota di Guillermo, comprare da mangiare e qualche ricambio, ma la giornata si prannuncia lunga e molto calda. Si parte con un po’ di ramblas ed una dolce salita tra il 5 e il 7 %, relativamente corta, con bella discesa fino a Lucainena, condita da una super bocata de jamon, Coca-Cola, rabbocco acqua ecc...

Da qui c’è una strada magnifica, in leggera discesa, in mezzo a un canyon, che diventa poi una lunga strada gravel fino a un paese molto piccolo, con un unico negozio, ultimo luogo di ristoro fino al Cabo de Gata.



Lì, sarà stop obbligato o morte. Così tiro fuori il meglio di me e mi faccio un super bocata con pomodoro, avocado e tonno, poi insalata russa (se Davide sa di questo mix mi ammazza), un frutto e la solita Coca-Cola, etc. Pausa gourmet top, finita col gelatino, che ridere più mangio più divento leggero.



Entriamo in un paesaggio formidabile, con una grande valle aperta, che ci porterà verso il mare, isolatissima, con una casa in tutto il giro a parte le costruzioni della vecchia miniera. Quindi una strada di sassi, larga quando un'autostrada, ci porta fino a Rodalquillar: sento la paura di Guillermo di rimanere a piedi in questo bel posto, ma con prudenza riusciamo a fare il tratto.



Ci attendono ora belle e tranquille strade fino a San José (pausa gelato, ho voglia solo di fresco), fino ad attraversare le spiagge di Monsul e dei Genoveses, galattiche e cominciamo l’ultimo tratto del giorno.
Fino ad Almeria, strade e spiaggia si alternano, bisogna anche spingere a piedi, ma non mi ricordavo questo posto così bello. Almeno siamo giusti con i tempi.

L’arrivo ad Almeria è comunque molto intelligente, la traccia è sempre molto logica e cerca di farti sempre perdere il meno tempo possibile tra un segmento e un altro. Sono stati davvero in gamba David e Cris di BADLANDS a tracciare il percorso.



In negozio si arriva alle 19:45 si fa quello che si fa da fare e poi si cerca un alloggio, da mangiare e… una farmacia, ho un dolore acuto sotto la chiappa destra, altezza tuberosità ischiatica.

Maiala ruganta!

Controllo, è ufficiale: una piaga.
Domani sarà dura stare seduti e mi sa che farò più di una “piramide di Zecchi”.

Dopo la doccia decido di farci un regalo e andiamo a mangiare in un bel posto, mi divoro un “arroz caldoso con bogavantes” y un gran piatto di ottimi calamari.
Poi firmo un altro accordo fino a fine giro e oltre con Blastoestimulina (unguento per queste lacerazioni) e spero nella bella e rigenerante notte.

Al mattino mi aspetta la lunga salita de los pedrolos, che bel nome vero?

Oggi circa 170 km con un po’ meno di 3000 di dislivello. Credo, perchè non guardò più niente, ormai.


Cuarto día
Che ore si son fatte? Almerìa

La salita de Los Pedrolos mi piace, ma piace un po’ meno alle mie chiappe.
Con il sistema che ho brevettato, però, sembra che tutto tenga e torno ai miei 15 anni, quando passavo il mio tempo sulla mia amata Kona Kilauea.

Lungo la rotta trovo qualcuno che si ritira: se dormi male o accumuli brutte esperienze saltare non è difficile.

Dopo una bella pausa nel primo paesino de Las Alpujarras, riparto svelto ma… un caldo fotonico mi aspetta nella rampa che arriva a Feliz, che botta ragazzi. Il “tio del mazo” mi fa visita e tra la cotta e le difficoltà a star seduto, la giornata comincia a girare storta.

Bevo, mangio, mi alzo in piedi, mi trascino, raggiungo un altro concorrente messo peggio di me e, quasi come un pusher dispenso consigli e rimedi; lento ma utile, proseguo.



In cima mi aspetta Guillermo.
Oggi non vado, ma in discesa di solito recupero, così ci buttiamo sull'infinita picchiata verso Instincion, paese con ogni singolo bar, ristorante o negozio chiusi al nostro arrivo.
Mierda!



Pranzo con 120gr di malto, condisco con gel beta fuel e riparto: una favola.

Siamo cotti, gran caldo, poca roba solida da mangiare e anzi, siamo talmente cotti che saltiamo un bar che ci avrebbe cambiato la giornata.
Dico avrebbe perché il Bostoniano è in piena crisi di fame.

Gran bella coppia, ma in verità vedo che tutti vanno allo sbando, così continuo a mangiare, bere e vado avanti. Prima di fermarci strategicamente a dormire a Láujar de Andarax, sostiamoo in ben tre bar diversi in solo 5km, la fame è cattiva consigliera in bici.



Comunque, a parte tutto, al quarto giorno sono a 100 km da Capileira, il traguardo.

Decido di fermarmi prima oggi, perché sono cotto ed ho la chiappa in fiamme e inoltre…domani sarà lunga. Anche oggi ho fatto circa 3200 D+ e oltre 100km di terreno non facile e domani mi aspettano altri difficili tratti, quindi: dormo.


Último día
Ore 06:00 Laujar de Andarax

Fuori è buio pesto.
Procedo lentissimo, come una lumaca, orgoglioso della mia scelta di giornata: il doppio pantaloncino.

Sbavando il meno possibile mi chiedo se sembra che porti il pannolone!

Sempre attento alla traccia per non fare un mm in più, avanzo, sorpassando una ventina di ragazzi che, non vedendo l’ora d’arrivare, si erano confusi.

Inizia una salita dura su cemento (brutto segno), che percorre un tratto della mitica ed INDOMABLE gara della UCI Gravel World Cup.
Male di qua, male di là, tra qualche sosta-bagno, mi ripiglio giusto all’arrivo dell’unico paese con un negozio.

Mangio, bevo, e riparto, anch’io voglio avanzare.



Giunge una gran bella strada, anche se le pastiglie dei freni mi stanno abbandonando.
Ormai manca poco.
Ancora il temibile Muro e poi la salita a Trevelez, per fortuna la faccio con Mariano e Paola, vengono dal Cile e sono organizzatori della Accross Andes Gravel Challenge!!!

La testa mi vieta di pensare in quel momento ad altro che non sia bere, mangiare, pedalare in piedi, pedalare seduto. Stop.

Spariamo cazzate ed arriviamo a Trevelez, capital mondiale del Jamon: faccio una pausa per vedere se sono degni di tanta fama e confermo, dopo il dolce faccio l'ultimo segmento curandomi di essere da solo.



Ora è tutto bello, compresa la discesa finalissima su asfalto, nonostante la mia bici non freni ormai più. In un attimo sono all'arrivo, anche se mi sembrano trascorsi almeno 5 giorni!!!

Riccardo mi consegna la medaglia ricordo ed una bellissima maglia da Finisher, oltre a prendere il tracker, prima che mi dimentichi, mentre mi accordo di aver già una birra in mano! Pazzesco...

Mi parcheggiano la bici e mi ritrovo in terrazza al bar a festeggiare, con un gran numero di facce famigliari e contente.
Alla fine erano tutti li. Ed era bellissimo.


Beh, che dire, intanto grazie d'essere arrivato qui e di aver letto il mio resoconto.

Sai... erano sì e no 10 anni che non andavo in bici con un po’ di costanza.
La mia vita è bellissima, altroché, ma tra famiglia ed impegni tutto si era un po’ fermato ed ho sentito la necessità di riprendere.

Così, avendo poco tempo, mi sono rivolto agli amici Davide Zecchi e Sergio Pederzolli, che mi hanno dato una grande mano; così come l’amico Enrico Schirato (che purtroppo all'ultimo ha dovuto abdicare), il quale mi ha aiutato tantissimo e, soprattutto, ha aiutato il mio ginocchio balordo.
Allenandomi 3-4 volte a settimana, avevamo programmato insieme a Davide di chiudere la Badlands in 4 giorni e mezzo / cinque.
Fermandomi a dormire di notte e pedalando di giorno. Senza correre rischi.

Tutto il resto era un divenire, un accogliere la giornata, una esperienza continuamente nuova.
Ho indovinato tanto: dal mangiare alla scelta delle gomme, fino all’attrezzatura.
Ho imparato tanto dai piccoli errori e, soprattutto, ho capito che, in questi eventi, ogni crisi che arriva passa, tutto torna a filare come deve, basta: mangiare, bere e proseguire.
Piano, ma sempre avanti.
Ora confesso che già penso alla Patagonia e alle tante altre proposte che mi sono arrivate: sono carico e posso osare di dire di sentirmi migliore.

Già, la Badlands ti migliora. Nel profondo.

Voglio continuare a sentirmi così...o meglio ancora.

E ancora...e ancora...



Ci si vede presto.
Javier Barrionuevo


Che dire...sono davvero orgoglioso di quanto fatto da Javier, del viaggio, del percorso che conta quanto la meta raggiunta. Ce ne attendono altre, di mete e altrettanti, di viaggi.
170th 24 Javier Barrionuevo 105 hrs 28 mins 7.1 KM/H 748.91 KM