Metabolizzare: è questo in fondo ciò dovevo fare, per trovare quelle parole che mi erano sfuggite in questi giorni, strozzate dalle emozioni vissute.

Strozzate dalla voce di Marcello, lo speaker di The Stone insieme ad Alberto Llorenzoni, su cui ogni volta ricadono lacrime di commozione, ripensando alla "fine" di un tragitto durato mesi e mesi, in cui Alfio è stato l'indiscusso protagonista.

La sua gioia è stata la mia.
La nostra: di tutti coloro che l'hanno accompagnato in una lunghissima giornata.
Degli amici, della sua famiglia, di Elisa e della piccola Amelia.
Ed è per lei che, vedendola in vetta, sono scese altrettante lacrime, già trattenute a stento dopo il nostro abbraccio prima del Red Carpet.
Da coach questo è stato un giorno di quelli in cui sei certo di aver scelto la strada giusta.
Quella che ti stimola a correre in avanti, amando quotidianamente ciò che fai.

Perchè nessun numero al mondo può superare le emozioni che ognuno di voi, come Alfio, è capace di provare e, soprattutto, trasmettere.
È stato il miglior viaggio che potessimo fare.
Estremo, duro, crudo, ma sicuramente il migliore...
 
 
Un viaggio iniziato alle ore 4:00 del mattino e concluso, il più velocemente di tutti, in vetta al Rifugio Passo Paradiso: dopo 13h 34' 18", 218 km totali e 6300 metri di dislivello scalati in bicicletta e di corsa.
La temperatura dell'acqua del Lago d'Iseo è perfetta, il Garmin segna 24° C, la traiettoria è lineare, pulita, senza sbavatura, mentre il cronometro segna 1 ora 9 minuti e 50 secondi, per percorrere i 3800 metri della prima frazione, certamente la meno influente di tutte.

Il solco si scava in bici ed è lì che Alfio sa esaltarsi, grazie alle sue grandi doti da scalatore.
“Senza misuratore di potenza dal km zero... perfetto!”
Avevamo studiato il range esatto di potenza da mantenere in salita, ma il blackout tecnico non l'ha di certo gettato nello sconforto, anzi, rivedendo i tempi ed altri dati utili devo evidenziare il fatto che si sia saputo gestire alla grande.

Piuttosto è stato il primo fortissimo acquazzone a farci tremare...
Un forte temporale ha sorpreso tutti gli atleti nei primi km, poi sul Mortirolo ecco le prime avvisaglie di ciò che si sarebbe scatenato sul Gavia (5-6°C).
In T2 Alfio (e non solo) entra stremato e tremolante dal freddo, dopo 7600 Kcal spese.



Dopo attimi di panico in zona cambio nei quali, facendoci prendere dalla frenesia, non trovavamo lo zaino per l’ultima frazione, finalmente Alfio può scaldarsi correndo: è manna che piove dal cielo e sostituisce la pioggia fredda appena caduta, sostituita da un tiepido sole, che rinfranca entrambi.
Perchè ora, dopo un primo giro in cui Daniele ha seguito le sue orme, tocca a me scortarlo per gli ultimi 16-17 km, laddove il dislivello è maggiormente concentrato e si prova quel misto di stanchezza e determinazione a raggiungere la meta difficile da spiegare.


I primi 20 km dello Stone infatti sono i più corribili, pur non essendo mai banali, anzi, a mio modo di vedere essi rappresentano l'ostacolo principale, poi il tracciato rimane durissimo, ma serve soprattutto impostare un ritmo regolare, nè troppo lento, nè troppo veloce.
Semplicemente il mio ruolo consiste nel cercare di aiutarlo a tenere un passo sostenibile nelle fasi di corsa (quelle che inizia a soffrire), ma è negli ultimi 3 km, quando occorre camminare con i bastoncini, che la sua azione diventa super efficace, senza cali nè tentennamenti.

È uno spettacolo! E ciò mi appaga del lavoro fatto... 



Spiegare "il resto" è difficile, questa non è una gara, ma un viaggio dentro se stessi, che lo si affronti in veste di atleti o di accompagnatori.

Un viaggio in cui non emozionarsi è assolutamente impossibile; in cui lo sport è solo un veicolo per scoprire la pasta di cui siamo fatti.

Grazie Alfio! ❤️
La tua pietra è per sempre.
Nel cassetto dei nostri ricordi più belli.

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