Strozzate dalla voce di Marcello, lo speaker di The Stone insieme ad Alberto Llorenzoni, su cui ogni volta ricadono lacrime di commozione, ripensando alla "fine" di un tragitto durato mesi e mesi, in cui Alfio è stato l'indiscusso protagonista.

Il solco si scava in bici ed è lì che Alfio sa esaltarsi, grazie alle sue grandi doti da scalatore.
“Senza misuratore di potenza dal km zero... perfetto!”
Piuttosto è stato il primo fortissimo acquazzone a farci tremare...
Un forte temporale ha sorpreso tutti gli atleti nei primi km, poi sul Mortirolo ecco le prime avvisaglie di ciò che si sarebbe scatenato sul Gavia (5-6°C).
In T2 Alfio (e non solo) entra stremato e tremolante dal freddo, dopo 7600 Kcal spese.

Dopo attimi di panico in zona cambio nei quali, facendoci prendere dalla frenesia, non trovavamo lo zaino per l’ultima frazione, finalmente Alfio può scaldarsi correndo: è manna che piove dal cielo e sostituisce la pioggia fredda appena caduta, sostituita da un tiepido sole, che rinfranca entrambi.
Perchè ora, dopo un primo giro in cui Daniele ha seguito le sue orme, tocca a me scortarlo per gli ultimi 16-17 km, laddove il dislivello è maggiormente concentrato e si prova quel misto di stanchezza e determinazione a raggiungere la meta difficile da spiegare.
I primi 20 km dello Stone infatti sono i più corribili, pur non essendo mai banali, anzi, a mio modo di vedere essi rappresentano l'ostacolo principale, poi il tracciato rimane durissimo, ma serve soprattutto impostare un ritmo regolare, nè troppo lento, nè troppo veloce.
Semplicemente il mio ruolo consiste nel cercare di aiutarlo a tenere un passo sostenibile nelle fasi di corsa (quelle che inizia a soffrire), ma è negli ultimi 3 km, quando occorre camminare con i bastoncini, che la sua azione diventa super efficace, senza cali nè tentennamenti.
È uno spettacolo! E ciò mi appaga del lavoro fatto... 
Spiegare "il resto" è difficile, questa non è una gara, ma un viaggio dentro se stessi, che lo si affronti in veste di atleti o di accompagnatori.
Un viaggio in cui non emozionarsi è assolutamente impossibile; in cui lo sport è solo un veicolo per scoprire la pasta di cui siamo fatti.
La tua pietra è per sempre.
Nel cassetto dei nostri ricordi più belli.
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