Caro Idroman.
[Non iniziavano forse così le lettere, un tempo?]
Era più romantico.
Credevo che il nostro indissolubile legame si fosse normalizzato, seppur sentissi una fiammella ardere dentro lo stomaco nei mesi precedenti quello che, sportivamente, è il mio evento più importante dell'anno.
Disteso a terra, con i soccorritori a misurarmi pressione e saturazione, mi accorgo che quella fiamma mi ha quasi bruciato l'anima e che, anche quest'anno la fatica, quella che ti scava nel profondo e rende nudo dinanzi a te stesso prima e agli altri poi, mi ha reso fragile.
Non nel fisico, ma nelle emozioni che questa gara, a cento metri da casa, sa estrapolarmi.

Dio salvi gli occhiali a specchio, in grado di donare il superpotere dell'invisibilità, reattivi nel nascondere gli occhi lucidi nell'abbraccio con Simone, dopo averlo atteso, stremato quanto me, sulla finish line.
Altrettanto rapidi nel reagire al sussurrato "Grazie" di Silvia.
Avreste dovuto vederli mentre scambiavo "il 5" con i miei bambini, dopo essere passato nella bolgia di grida e trombette, capitanate da un hooligan dell'Old Firm del West Ham, alias "Papà di Simo" e dalle meravigliose Arianna's, teleguidate dalla trafelata WonderFant.
Vi ho sentiti tutti, all'uscita da una delle mie migliori frazioni di nuoto di sempre, in bici in salita mentre la mia ossessione rispondeva al n° 280.
Watt. Per l'esattezza.
Vi ho avuti in testa nelle mie discese: "ma sei pazzoooo?"

Nella zona cambio e nelle urla: "sei quinto papà".
Sapevo che sarebbe stato transitorio, che sarebbero arrivati i runner veri a guadagnarmi secondi. Lo sport mi ha insegnato a complimentarmi con chi è stato più bravo di me, come Lorenzo, che mi ha sorpassato a 800 metri dall'arrivo, facendomi slittare all'ottavo posto.
Fortuna che c'era il Cocca a farmi compagnia.
Di poco davanti a Marco in una lotta tra vecchi saggi che non s'arrendono, ringraziando Alessio Cappa, mio riferimento nelle prime due frazioni e vero Benjamin Button del Tri: da lui ogni volta imparo qualcosa.

Come da Idroman e a lui ora posso dire: "arrivederci, tornerò"; dopo tanti anni, ho bisogno di farlo su una distanza umana.
So che mi capirai.
In ginocchio da te.