Nel ciclismo moderno avere 22 anni significa ormai essere atleti completi, fatti e finiti, impacchettati come un prodotto pronto all'uso.
Almeno nel mondo professionistico maschile.
Questo trend è una realtà sempre più consolidata, ma varia se riferito al femminile, laddove l'età migliore per raggiungere risultati sembra ancora essere tra i 26 ed i 32 anni (fonte procyclingstats).

Per questo i 22 anni di Emanuela Zanetti sono un bagliore di speranza, punto di inizio di un percorso ancora in divenire e di un futuro, si spera, ancor più roseo.

Ricordo infatti, dopo pochi mesi di lavoro insieme, di aver detto ad Emanuela queste parole:

"Sei ancora da costruire, in un mondo di professioniste a 360 gradi.
Non avendo avuto, nel passato, la costanza necessaria a progredire giorno dopo giorno, attraverso volumi ed intensità crescenti.
Hai ancora un margine incredibile ed inesplorato".

Credo che da quel giorno, in lei, sia scattata la scintilla che speravo di aver innescato.
I sacrifici sono poi diventati vittorie e piazzamenti.

Manna dal cielo per una sprinter di razza come lei.
Per questo, all'interno dei numeri che troverai nella gallery c'è molto, molto di più.
C'è quella scintilla, innesco di una fiamma che ora dovrà ardere e rimanere viva.
🖤 C'è la maglia nera che si porta a casa, quel pezzo di storia per cui, un tempo al Giro, davvero si lottava per conquistare.

Ma lei non ha lottato per arrivare ultima a questo Giro, ha lottato per conquistarsi uno spazio tra le grandi, riuscendoci, nel corso della 5° tappa, in cui ha chiuso nella top 10.
Tra i mostri sacri del ciclismo.

💪 Ecco, ora sa quale sia il suo posto nel mondo.
In sella alla sua bicicletta, a fare a spallate allo sprint, senza paura di nessuno.
Brava Emanuela!
PS: un ringraziamento al @teamisolmantpremacvittoria, per la possibilità di agire in massima libertà.