Indiscutibilmente ed inevitabilmente il 2020 è stato un anno sparti-acque, tanto che probabilmente, quando tutto sarà finito, parleremo di "pre e post-Covid", quasi come se ci si riferisse ad un "avanti e dopo Cristo" o ad un "prima e dopo la guerra". Un evento drammatico a livello sanitario, sociale ed economico, che sta segnando e segnerà la popolazione mondiale, colpita senza grosse eccezioni dalla Pandemia.
Lo sport non poteva che finire anch'esso travolto dalla valanga, scesa inesorabile a travolgere tutto e tutti.
In questo articolo vorrei analizzare, più oggettivamente che soggettivamente, ciò che è accaduto nel corso dell'anno, sia a livello professionistico che amatoriale e darvi qualche spunto di riflessione su che direzione stia prendendo lo sport d'elite e non solo.
Perchè non è stato tutto da buttare, anzi.
Scopritelo con me, seguitemi nel viaggio...

PRIMAVERA IN LOCKDOWN
A Marzo 2020 siamo piombati in un incubo, abbiamo conosciuto un nuovo termine, una parola inglese di otto lettere, equiparabile ad un lucchetto chiuso.
Convivere con questa nuova realtà, privati di molte delle nostre libertà (alle quali non davamo il giusto peso, probabilmente), è stato difficile ed ha costretto tutti gli sportivi (perchè in questo post a loro devo riferirmi), a rivedere i propri piani.
Prima il consiglio e poi il vincolo ad allenarsi unicamente indoor ha fatto emergere tutta la creatività degli atleti, dai professionisti a, soprattutto, gli amatori, i semplici praticanti, per salute, per diletto, per passione.
Così, laddove non fosse possibile uscire ad allenarsi oltre le mura domestiche, sono incrementate esponenzialmente le attività indoor: 
- allenamenti sui più moderni rulli (indoor cycling, con qualcuno bravo a riesumarne di datati);
- su tapis roulant (per i più fortunati e previdenti);
- lavori specifici di forza, a corpo libero o con attrezzi (le home gym!);
- corsi di vario tipo online (yoga, pilates, fitness);
- fino alle lezioni personalizzate con il proprio personal trainer, tramite Zoom o Skype.

Secondo la piattaforma social di condivisione dei propri allenamenti più famosa al mondo, ovvero STRAVA, in Spagna ad esempio, nel mese di Aprile, le attività indoor sono circa triplicate rispetto a quelle previste.
Ciò non è accaduto invece nel Regno Unito, nel quale non erano previste limitazioni alla pratica sportiva all'aperto, così, quasi mossi dal timore di subire limitazioni similari a quelle dei paesi latine, gli utenti Strava d'oltremanica hanno pedalato o corso in misura nettamente superiore a quanto fosse preventivato seguendo l'andamento degli anni precedenti.
Non è stato però solo "il timore" a muovere la maggior parte delle persone, quanto due concetti, a parer mio, basilari: motivazione & ricerca di nuovi stimoli.
Concetti in grado di fondersi perfettamente, che sottendono la necessità di trovare una maggior forza di volontà, al fine di potersi concentrare su sè stessi, sui propri allenamenti, sognando di farsi trovare pronti questa volta non alla gara clou di metà stagione, ma ad un obiettivo più profondo, sinonimo di sfida con sè stessi.
Qui, in questi momenti di apparente sconforto iniziale, sono nate le idee più ambiziose: dagli Everesting, alle prime mezze maratone o maratone, per proseguire con chi, impossibilitato ad allenarsi all'aperto, si è trovato a tentare nuovi, a volte malsani (ndr) record, quali le lunghe corse sul balcone, le ascese e le discese su e giù dalle scale o le maratone sul tapis roulant.
Seppur certe manifestazioni di volontà siano state esagerate, fuori dagli schemi perchè non svolte da atleti di prim'ordine, va sottolineato che tutta questa forma d'innovazione era la manifestazione del pensiero positivo in un periodo altamente negativo. Lo sport quale mezzo fondamentale per combattere le preoccupazioni, la monotonia, il peso di situazioni difficili. 
Un traino emotivo di grande importanza.


ESTATE D'EVASIONE
Con l'allentamento delle misure restrittive sono poi aumentate le attività all'aperto, superando il tempo medio in movimento per atleta dei mesi dell'anno 2019.
Eccetto per i professionisti, le cui gare in ambito ciclistiche sono iniziate poco prima del Tour de France di Agosto, non c'è stato spazio per le gare amatoriali, seppur in minima parte. Questo ha fatto sì che molti obiettivi fossero programmati più sul volume che sulla qualità, dedicandosi a passare più tempo in sella, ad esempio, godendosi il momento dopo mesi di allenamenti indoor. 
Per molti è stata anche l'occasione di variare maggiormente disciplina, abbinando ad esempio la bicicletta alla corsa, al trail running o al nuoto in acque libere.

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[Rappresentazione grafica stagionale da Gennaio 2020 a Dicembre 2020 di atleta amatoriale praticante GF di ciclismo. By Selfloops]

L'aspetto sorprendente, analizzando i dati in mio possesso e riguardanti atleti amatori da me seguiti, è stata la capacità per molti di loro di migliorare in certi aspetti metabolici o neuromuscolari anche in misura importante.
Analizzarlo nel dettaglio richiederebbe un articolo apposito, a sè stante, ma credo siano stati determinanti questi fattori:
- lavoro indoor per la disciplina specifica bilanciato tra volume ed intensità, con riduzione di quest'ultima in una prima fase e successivo incremento nelle fasi prossime alla ripresa dell'attività all'aperto,
- lavoro di forza svolto parallelamente, a corpo libero o meglio con sovraccarichi, in ogni caso senza macchine, con particolare attenzione agli aspetti pliometrici,
- protocollo preventivo mediante allungamento delle catene muscolari e rinforzo del CORE quale mezzo fondamentale di trasferimento delle forze (anche ai pedali),
- mantenimento di un Training Balance tra il positivo ed il leggermente negativo,
- minor numero di gare (per alcuni addirittura assenti) con conseguente focus maggiore sugli allenamenti settimanali, usufruendo di un maggior numero di allenamenti specifici rispetto a quelli programmati nelle settimane di gara,
- un allenamento lungo libero a settimana, nei mesi successivi al lockdown,
- in generale minor pressione, che è poi una delle determinanti tra dilettantismo e professionismo.

Sempre secondo Strava, il già citato Everesting (8848 metri d'ascesa sulla stessa salita, da ripetere più volte), nel Luglio 2020 ha subito un incremento del 428% (!!!) rispetto al Luglio 2019. Pazzesco.
Le 8 ore e 53 di Emma Pooley e le 6 ore e 59 di Sean Gardner sono stati i record del Mondo ottenuti. Ri-pazzesco.


I GRANDI EVENTI - Focus sui professionisti
In ambito ciclistico il 2020 verrà ricordato per il dominio sloveno nelle corse a tappe, per il Giro ad Ottobre, per la maturazione di talenti che si prevedeva potessero sbocciare, ma non nell'immediato, e per la cancellazione di Classiche Monumento.
Un calendario spazzato via dal Covid nel quale il Tour de France è stata la corsa da fare ad ogni costo, per il valore economico, sociale ed agonistico della stessa. Cancellare il Tour sarebbe stata la sconfitta più grande del ciclismo dai tempi del dopo guerra.
Così come perdere l'edizione del Giro d'Italia, sacrificato sull'Altare della Patria, in un mese di Ottobre piovoso e climaticamente rigido per ogni corridore in gara.
Se "le grandi bolle anti-Covid" pur tra mille difficoltà e qualche falla hanno tenuto, lo stesso non si può dire per molti corridori storici impegnati nel corso della stagione.
Come se molti di essi si fossero fatti sopraffare da una stagione di durata ridotta, iper compressa, in grado di favorire essenzialmente:
- sì, i più giovani, ma soprattutto i "meno vecchi",
- coloro che erano stati meno vincolati dalle limitazioni del lockdown,
- chi non era in ritardo di preparazione.

Così, per gli italiani è stato più difficile trovare la giusta condizione, arrivata in molti casi nel finale di stagione.
Così, la generazione dei Pogacar, dei Geoghegan Hart, degli Hindley e della nidiata di nuovi potenziali campioni è esplosa. Atleti probabilmente più "reattivi" (anzi, proattivi), più malleabili e pronti ad adattarsi ad una situazione del tutto nuova.
Non esiste una sola chiave di lettura per leggere il fallimento di alcuni e la gloria di altri, in questo 2020, ma tanti aspetti che, sommati fra loro, hanno inciso in maniera determinante.


NON DI SOLO CICLISMO VIVE L'UOMO SPORTIVO
Chiusa la parentesi a due ruote, ad aver ricevuto una spinta importante a livello di praticanti, anche occasionali, è stata certamente la corsa.
Alcuni runner improvvisati, sono poi diventati discreti praticanti, altri si sono disciolti come ghiaccioli in estate, sotto il sole d'Agosto.
Molti dei praticanti storici si sono così dilettati nel raggiungere i propri personali: sui 10 km, sulla "mezza" o sulla "Regina". 
E' strano pensare come molti vi siano riusciti. Probabilmente per minor pressioni emotive, per essersi concentrati su un solo obiettivo piuttosto che su una stagione colma di gare o per essersi presentati all'appuntamento contro sè stessi con una migliore freschezza.
Qualche triatleta si è poi rimesso in moto partecipando ad alcune delle gare nazionali presenti, molti altri hanno desistito dedicandosi ad allenarsi comunque nelle tre discipline, ma più per diletto o perchè, si sa, il triatleta è animale da endorfine, che per scopo specifico.


QUALCUNO HA GETTATO LA SPUGNA
Eh già, non tutti hanno però avuto lo stesso approccio. Taluni senza motivazioni agonistiche hanno smesso di allenarsi, altri hanno semplicemente rallentato.
Comprensibile, ovviamente. Però non credo che questo sia lo scopo dell'allenamento, non penso che tutto sia riconducibile alla gara.
O meglio, a livello professionistico conta VINCERE, a livello amatoriale conta BATTERE SE' STESSI, affrontare i propri demoni, raggiungere un obiettivo.
E poco importa quanti siano i fallimenti necessari prima di conquistare i propri ambiti risultati.
E conta ancor meno di che entità siano questi "risultati".

Come scrissi tempo fa, in pieno lockdown... Ti ricordi il motivo per cui ti alleni?
Ti ricordi ancora perchè ti alleni


AH SI...E POI CI SAREI IO.
Non che interessi a qualcuno, in questi mesi ho alternato alcune "follie" poco metodologiche per un preparatore (l'importante è essere consapevoli, sempre) tra l'indoor e l'outdoor, nel giardino di casa o in salotto, tra sentieri ed asfalto.
Senza l'ossessione della gara, solo per il piacere di farlo e di stare bene.
2020

A tutti voi auguro un 2021 di rinascita, di riscoperta, di vita vera.

DZ