💊 "Pillole di Endurance": Lo split negativo nella corsa

🏃‍♂ī¸đŸ‡Ē🇹 Di questo argomento si parla ormai da almeno 20 anni, ma è essenzialmente dal 2007 che l'attenzione degli appassionati è cresciuta a dismisura, grazie alla prestazione "monstre" di Haile Gebrselassie alla maratona di Berlino.
Con una seconda metà di gara più veloce di 33 secondi rispetto alla prima, il Mito etiope "splittò" incrementando il ritmo ed andando a vincere in 2h04'26", poi migliorato.

🧐 Probabilmente da lì in avanti, non solo nelle lunghe distanze, ma anche nel mezzofondo, si è assistito ad un lavoro metodologico importante in questa direzione.
Diversi studi infatti, suffragati dall'analisi delle prestazioni di gara, hanno mostrato molti aspetti positivi del negative split.
In particolar modo Diaz e collaboratori hanno analizzato molteplici prestazioni assolute in maratona, osservando come, negli ultimi 20 anni le migliori performance fossero state ottenute con questa tattica di gara.

👉 Tattica sì, perchè anche di questo parliamo.
Gestirsi sapientemente è un insieme di qualità acquisite a livello
1ī¸âƒŖ metabolico,
2ī¸âƒŖ neuromoscolare,
3ī¸âƒŖ tattico.

📸 Nella foto / post potrete osservare alcuni tra i motivi per cui lo split venga utilizzato. Sostanzialmente, poichè "in prove a ritmo costante, anche a basso ritmo, nelle fasi iniziali il consumo di glicogeno è maggiore" (Shulman) è necessario risparmiare la cosiddetta benzina, affinchè il motore possa sfruttare il proprio potenziale al momento opportuno, quindi nelle fasi decisive di gara.

🖐 Ora certamente penserete:
"Mi allaccio le scarpe, corro, splitto e...boom!"
In realtà questa metodica richiede qualità importanti ed un alto livello allenante, caratteristiche tipiche dei top runner, ma che con pazienza, sacrificio e abnegazione, possono essere migliorate anche dagli amatori più ambiziosi.

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