Specializzazione precoce o in tarda età?
L'uomo, o meglio, il ragazzo copertina della settimana è certamente questo diciottenne belga letteralmente esploso nella settimana iridata di Innsbruck.
Remco Evenepoel è come un meteorite giunto improvvisamente sulla terra, ha lasciato un profondo cratere di stupore, incredulità, ammirazione e, perchè no, speranza.
Calciatore giovanile di livello, ha iniziato a 5 anni nella Youth Academy dell'Anderlecht, per poi passare in Olanda al Psv Eindhoven e quindi ritornare in Belgio, anche in Nazionale.
Le caratteristiche da uomo-endurance emergono in una mezza maratona, nella quale a 16 anni stampa un tempo di 1H16' dopo aver accantonato gli scarpini da gioco per una serie di infortuni.
Si mette a pedalare, firma con la Quickstep (la squadra di riferimento per ogni belga che si rispetti, degli idoli Boonen e Gilbert), vince in pochi giorni il titolo mondiale Juniores a cronometro e bissa nella prova in linea, dimostrando una superiorità impressionante. Il Regno Evenepoel non è nemmeno cominciato, ma si preannuncia sconfinato, le cui terre di conquista potranno spaziare dalle classiche ai GT; il talento sembra di quelli nati e scovati una volta ogni secolo, ma saprà davvero mantenere le attese?
La sensazione è che, al contrario di tanti giovanissimi giunti all'apice della propria carriera a 18-23 anni, per una formazione precoce ed un eccesso di specializzazione in età sensibile; qui ci si trovi di fronte ad un diamante purissimo, che non ha ancora dimostrato quasi nulla del proprio potenziale, essendo salito in bicicletta da poco meno di due anni. Si, due anni!
Il che porta ad una domanda, fondamentale per ogni coach, sport scientist, allenatore, preparatore:
ESISTE UN'ETA' PERFETTA NELLA QUALE SPECIALIZZARSI? UNA STRATEGIA PARTICOLARE?
Il mondo dello sport è pieno di casi di bambini prodigio mai diventati campioni, persi per un motivo o per un altro, così come atleti improvvisati in un determinato sport in grado di diventare dei professionisti di prim'ordine.
Vi sono molti studi relativi alla specializzazione precoce in età giovanile (Ericsson, Cote e molti altri), ma i risultati sono spesso agli antipodi (come sempre in ambito scientifico) ed essenzialmente variabili a seconda di ogni soggetto.
Molti però sembrano essere concordi nell'affermare che un eccesso di volume prima dei 15 anni sia negativo e possa fungere da spartiacque tra il diventare un atleta elite e non farlo; alcuni ragazzi in questa età mostrano volumi il doppio dei propri coetanei, volumi che si pareggiano poi sopra i 16 anni fino a circa 18.
Molti ragazzi però in età adolescenziale praticano più sport, in questo modo si specializzano meno di coetanei "uni-sport", ma hanno la possibilità di arricchire il proprio bagaglio motorio e di esperienze. Evenepoel viene dal calcio, un'attività non in linea con la richiesta sport-specifica del ciclismo; ma pensiamo a Peter Sagan o Van Der Poel, da sempre sui pedali ma impegnati da piccoli (e non solo) in mountainbike e ciclocross: la new generation a pedali! In una parola: multidisciplinarietà, un qualcosa non solo di cui parlare, ma su cui fondare la metodologia dell'oggi e del domani, grazie a casi sempre più frequenti e relative conferme.
In molti articoli e review si tocca l'argomento "volume", molto meno quello dell'intensità ed in ogni caso diventa difficile mostrare in quali sport una precocità possa essere dannosa più di altri.
Andrebbero poi analizzati i singoli talenti: perchè ad esempio Joel Embiid inizia a giocare a pallacanestro a 16 anni e diventa un centro Nba di livello assoluto? perchè tanti altri diventano fenomeni dopo aver avuto un percorso opposto a molti?
Il talento, se incanalato nel modo giusto da professionisti competenti emerge, sempre (ovviamente il talento inteso come unione e sinergia di tecnica, tattica, mente e corpo).
I grandi allenatori non sono coloro che riempiono di medaglie i propri atleti da giovanissimi, i grandi allenatori sono coloro che guardano al futuro prima del ragazzo e poi dell'atleta, che se avrà talento emergerà.
In questa fase sensibile l'obiettivo è fare realmente meno danni possibile, ma fornire ai giovani i mezzi per diventare campioni (o atleti, semplicemente). Non di oggi, ma del domani.
Di Remco Evenepoel e di tanti altri speriamo di poterne ancora parlare (come credo) e di narrarne per anni ed anni le gesta.
PER APPROFONDIRE, ECCO UN INTERESSANTE ARTICOLO: https://sportsscientists.com/.../early-vs-late.../